Non ha mai sbagliato una frase, un concetto. Ha sempre usato una dialettica diretta e fedele alle sue idee e al suo modo di essere. Da allenatore della Roma, seduto su quella sedia in sala stampa che ben conosce, si è sempre sentito a casa ma con rispetto e senza pretesa alcuna. In ogni parola ha fatto trasparire quel senso di gratitudine insieme al desiderio di essere giudicato per il suo operato da allenatore e non per i trascorsi da calciatore. Si è parlato molto, forse troppo, del Daniele De Rossi allenatore del Genoa, ma sono trascorsi due mesi da quella sconfitta incassata all’andata per demeriti tecnici e non perché tifoso della Roma. Il ritorno di domani sarà certamente diverso. Perché i giocatori del Genoa conoscono meglio il loro allenatore che ricordiamo è subentrato a inizi novembre. Perché il Ferraris e i tifosi rosso-blu sono da sempre un valido supporto per superare ogni difficoltà. Perché i numeri fin qui dicono che il Genoa, da quando è arrivato De Rossi, su ventisette punti disponibili nelle partite casalinghe, ne ha conquistati la metà perdendo solamente in tre occasioni contro Inter (1-2), Atalanta (0-1) e Napoli (2-3) e di misura dimostrando di saper lottare fino in fondo. De Rossi, un fattore per questa squadra, farà di tutto affinché i tre punti rimangano a Marassi; una vittoria contro la Roma, oltre a un oggettivo passo in avanti in classifica (la zona retrocessione è a soli tre punti) sarebbe la conferma di quanto il suo essere tifoso in maniera profonda non pregiudichi professionalità e correttezza. Che vinca il migliore.

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