Mentre guardo l’Italia andare in apnea contro l’Irlanda del nord. Mentre ho la conferma che espressioni come “giochiamo con il cuore”, “siamo la nazionale pane e salame” o ancora “quando c’è da soffrire tiriamo fuori il meglio di noi”, essere slogan vetusti appartenenti a un’altra era. Mentre percepisco quel senso di paura di non farcela che minuto dopo minuto si insinua nelle convinzioni degli azzurri, già fiaccate dalla consapevolezza che per andare al mondiale bisogna usare la porta di servizio. Mentre l’Italia tira fuori la testa dall’acqua alla rete di Tonali e si siede sul bordo della piscina, dopo il goal di Kean, con il fiato corto per il pericolo scampato. Ecco dopo essere stato spettatore di tutto ciò ho pensato all’immensità delle strutture sportive USA; ho immaginato anche di giocare contro Argentina, Brasile, Francia, Inghilterra o chi volete voi. E qui i miei pensieri a forma di punto interrogativo ne hanno smosso degli altri. Questa nazionale può mai competere con nazionali di questo calibro? Può mai esserne all’altezza? Nel 1982 le premesse non erano delle migliori ma avevamo l’affidabilità del blocco Juventus e giocatori di livello come Bruno Conti e un giovane Bergomi. Nel 2006 nonostante i primi vagiti di Calciopoli, ricordo una panchina che poteva essere considerata all’altezza se non superiore ai giocatori titolari. Oggi cosa abbiamo invece? Nell’immediato una trasferta in Bosnia che secondo Di Marco e soci sarà una semplice gita fuori porta.

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