Perché può vincere il PSG? Per tanti motivi superiori a quelli dell’Arsenal che sulla carta è la sfavorita per la finale di champions league. In generale i numeri sono dalla parte dei francesi che prima di tutto sono i detentori del titolo. Per arrivare a Budapest il PSG ha disputato sedici partite (comprese le due dei play-off) con una percentuale di vittorie del 63% comunque inferiore a quella dell’Arsenal (79%). A conferma della bontà del progetto tecnico di Luis Enrique sono però altri dati: precisione dei passaggi che sfiora il 90%, il numero di passaggi completati 8965 contro i 5577 dell’Arsenal e i 625 palloni recuperati superiori ai 488 della formazione inglese. I primi due dati si basano sulle caratteristiche di giocatori scelti in maniera accurata per una idea di gioco al centro della quale ci sono una elevata tecnica di base individuale, una naturale gestione del pallone e una capacità di vedere linee di passaggio superiore alla media. A queste caratteristiche si abbinano l’aspetto dell’intensità e di quel sincronismo di movimento che consente al Paris di giocare molto alto, creare situazioni di palla coperta per l’avversario finalizzate a quel recupero immediato della palle che lo posiziona al secondo posto nella classifica dei palloni recuperati dietro solo all’Atletico Madrid. Forse l’unico punto debole è il ruolo del portiere. Dopo l’uscita di Donnarumma, non si è trovato un gardien al livello del precedessore. Partiti con Chevalier, adesso il titolare è Safonov che gioca sia in coppa sia in campionato anche se nell’ultimo match è stato inserito Marin. Tutto ciò mette il PSG nella posizione di favorito che Luis Enrique e soci non hanno problemi a gestire; dall’altra parte c’è una squadra altrettanto forte ma che sono venti anni che non disputa una finale così importante. Nel calcio come nello sport in genere, una regola non scritta cita che in una partita secca tutto può succedere e molto spesso trova riscontro nella realtà.

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