Un tempo diceva che il suo attaccante era lo spazio e forse aveva ragione lui. I suoi detrattori rispondevano che era facile quando quello spazio ospitava un giocatore come Messi. Oggi certe idee sembrano variate e Guardiola torna per l’ennesima volta a Madrid ma il senso di questa partita ha un sapore amaro. Quello spazio se lo prende un giocatore che di mestiere fa il centrocampista ma la cui duttilità lo rende uno dei preferiti di ogni allenatore. Quello spazio è per una notte di Federico Valverde. Inizio del Real Madrid finalizzato alla conquista del campo, occupato per tutta l’ampiezza mentre il Manchester City contiene e riparte sfruttando l’arma della velocità ma peccando di precisione. Le corsie esterne sono il luogo preferito dagli inglesi per trarre vantaggio dal precario equilibrio delle catene laterali spagnole, in cui le mezzali, in fase di non possesso, non danno protezione ai terzini costretti a gestire duelli senza rete di protezione contro Doku e Savinho. Quando sembra aumentare il predominio degli ospiti ecco arrivare la magia che solo al Santiago Bernabeu è possibile vivere. Quella magia alla quale credi senza fare domande. In venticinque minuti Valverde con la fascia da capitano sul braccio e la consapevolezza di quanto sia importante il match, si inventa una tripletta degna dello stadio in cui gioca. Grazie a una tecnica fuori dal comune e a una capacità nel leggere tutte le situazioni di gioco, segna tre reti facendo apparire semplice quello che non lo è. Prima sfrutta un lancio del suo portiere trasformandolo con un assist a seguire in una occasione con la quale si presenta indisturbato davanti al portiere per l’1-0; cinque minuti più tardi sempre con una preparazione al tiro che denota intelligenza e lucidità trova la zolla giusta per il 2-0. Prima dell’intervallo sfoggia doti da seconda punta presentandosi davanti al portiere per la terza battuta vincente, grazie a un sombrero molto sudamericano. Secondo tempo di sostanziale controllo da parte del Real Madrid in cui si conta un rigore sbagliato da Vinicius (della serie come non tirare un tiro dagli undici metri), un recupero sulla linea di porta di Rudiger in anticipo su Haaland e una respinta di puro istinto di Courtois.. Finisce 3-0 che dice abbastanza su come sia indirizzata la qualificazione anche se il ritorno la tiene ancora in bilico. Le luci si spegnono, Paseo de la Castellana si tinge di bianco mentre i pensieri di Guardiola, dai colori più scuri, si rivolgono al futuro cercando di capire se c’è ancora spazio in questa competizione per il suo City.

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