Camp Nou di Barcellona. Primo maggio 2019. Il Barcellona vince l’andata delle semifinale di Champions League contro il Liverpool; tre reti e la concreta possibilità di accedere alla finale. Ma c’è un ma. In pieno recupero Dembele può trasformare il quasi in certezza ma sbaglia banalmente. Messi lo rimprovera in maniera plateale consapevole che quattro reti, anche per il Liverpool, sono troppi da recuperare. Sei giorni dopo la storia dice che quel goal sarebbe stato fondamentale visto che a Anfield il Liverpool vince quattro a zero tra gli sguardi increduli dei giocatori spagnoli. Da quel giorno tutto cambia. Passato al PSG trova la sua dimensione. I numeri dicono che Dembele con reti o assist incide una partita si e una no; sono la diretta conseguenza di un processo di maturazione agevolato dal contesto tecnico creato da Luis Enrique. Grazie al lavoro dello spagnolo, Dembele dimostra di non essere più solamente una promessa. Lo colloca nella zona di campo più congeniale. Lo gestisce, lo coccola, lo rende migliore. Tutto questo vuol dire Pallone d’oro, due Champions League consecutive e la consapevolezza di essere determinante anche per la sua nazionale.

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