Ci vuole rispetto per la storia e per il suo artefice

Tredici anni senza sir Alexander Chapman Ferguson. La leggenda del Manchester United. Il padrone dell’Old Trafford diventato casa sua. Un allenatore unico che oggi qualche imprudente definirebbe “vecchio” ma che invece ha sempre dimostrato di essere al passo con i tempi e dotato di una visione del calcio innovativa. Un allenatore che può contare più titoli vinti (37) che stagioni al comando del Manchester United (27). Dopo di lui nel “teatro dei sogni” hanno trovato cittadinanza solo speranze diventate incubi. Dopo di lui una pletora di allenatori, anche importanti, che non sono riusciti a ricreare una nuova era all’altezza del passato. A parte il gruppo di ex giocatori dello stesso scozzese (vedi Carrick che mentre scrivo è ancora in carica) sono state provate la scuola olandese con Van Gaal e Ten Hag, la suggestione Rangnick (solo 29 partite) e la concretezza di Moyes e Mourinho. L’ultimo tentativo è stato Ruben Amorim preso a stagione in corso dallo Sporting Lisbona per un vero e proprio cambio di paradigma senza però riuscirci. E’ di tutta evidenza come la ricerca di un allenatore capace di replicare quanto fatto da sir. Alex Ferguson sia missione impossibile. Le vere icone non sono raggiungibili. La situazione attuale, con una squadra allo sbando e senza prospettiva, impone da parte della società tutta (dal board fino all’ultimo giocatore) una analisi approfondita per avere consapevolezza degli errori fatti (tantissimi) ma soprattutto per avere una visione condivisa che possa far “risorgere” una squadra importante come il Manchester Utd. Ci vuole rispetto della storia. Ci vuole rispetto per chi l’ha resa grande.

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