Alles Gute zum Geburtstag, Rudi!

Sono trascorsi sessantasei anni da quel tredici aprile quando in Germania nasce Rudi Völler. Di mestiere attaccante, allenatore e dirigente. Dopo gli inizi in patria il grande salto verso il calcio che conta o forse è meglio dire contava. La Roma si assicura le sue prestazioni nel luglio 1987 dove rimane cinque anni, ancora intatti nei cuori dei tifosi giallorossi. Il suo atteggiamento sempre improntato alla correttezza e impegno, è fin da subito un vero marchio di fabbrica. A dimostrazione, quando la Roma lo chiama nel 2004 per subentrare a Prandelli, non ci pensa due volte e torna in Italia in suo soccorso ma il risultato è da dimenticare. Su quella panchina siede meno di un mese ottenendo un magro bottino: una vittoria, un pareggio e tre sconfitte. Numeri che sono il prologo di una stagione che viene ricordata come quella dei quattro allenatori.  Per Völler un semplice ma profondo atto di riconoscenza che purtroppo non ha l’esito sperato, Da giocatore con la maglia giallorossa, la percentuale (34%) tra reti segnate e partite giocate è bassa rispetto ai numeri di oggi ma quello è tutto un altro calcio. Völler gioca con il numero nove ma non ha le caratteristiche del centravanti. Per certi versi il suo gioco è da considerarsi moderno. E’ più un attaccante di manovra, bravo sia a dialogare con i compagni sia come stoccatore al momento di segnare. Da giocatore è nella Roma che gioca il maggiore numero di partite e sempre nella capitale, davanti ai suoi tifosi, alza al cielo la coppa di campione del mondo. Dicevamo dei goal pochi ma pesanti e per augurargli un felice compleanno ci piace ricordarne due. Nell’ultimo giorno del 1988 anticipa i festeggiamenti segnando il goal vittoria a tre minuti dalla fine contro il Napoli di Maradona. Tre anni più tardi nella semifinale di coppa Uefa contro il Brøndby, si mette sulle spalle la squadra e anche in quella occasione, a pochi attimi dalla fine, segna il definitivo due a uno che porta la Roma in finale. Di soprannomi ai calciatori è piena la storia ma a parte il “tedesco volante” è curiosa la storia di Thomas Berthold che definisce Völler “tante Kathe” ovvero sua zia Kathe con la quale trova una somiglianza per i capelli ricci e grigi. Certamente al giorno di oggi tale assonanza tricologia potrebbe essere più qppropriata ma negli occhi e nel cuore dei tifosi giallorossi è ancora vivo il ricordi del tedesco che vola sul campo verde con la sua tipica andatura, lo sguardo sveglio e quella naturale capacità di essere un beniamino rispettato, Sempre. Per sempre 

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