Un allenatore da urlo

“Dall’urlo di Berlino alla panchina Viola”. Questo il titolo del comunicato con il quale la Fiorentina ha annunciato il suo nuovo allenatore. Dopo la buona esperienza con il Sassuolo, Fabio Grosso è stato scelto dalla dirigenza toscana sia per dimenticare definitivamente la stagione appena terminata sia per mettere le basi a un nuovo progetto nonostante il suo contatto sia solo di due anni. L’ex nazionale italiano ha avuto un percorso di crescita graduale, partendo da Bari, passando per Verona, Brescia e Sion e prima di arrivare a Frosinone e Sassuolo dove ha raggiunto i maggiori risultati con una media punti rispettivamente di 1,74 e 1,73. Piazze appassionate ma tranquille a livello di ambiente a cavallo delle quali ha vissuto l’esperienza di Lione. Due realtà societarie che fanno dell’organizzazione uno dei punti forti. Giovani da far crescere e valorizzare per poi lasciarli partire verso destinazioni più blasonate. Ciò premesso la domanda che mi faccio e vi faccio: ma Grosso è così più forte e affidabile di Paolo Vanoli. A parte i meriti che ha avuto nel salvare la Fiorentina, l’allenatore di Varese ha una storia differente da Grosso ma in equilibrio per quello che attiene numeri e risultati. A parte le esperienze estere come vice allenatore del Chelsee e capo con lo Spartak Mosca (media punti 1,69), ha portato in A il Venezia (1,71) mentre nell’ultima stagione viola, con meno partite di campionato (28) rispetto a Grosso, ha ottenuto una media punti di 1,36. I numeri sono chiari e fotografano l’esito di una partita, di un campionato. Ma sono anche li per essere migliorati e questo è quanto si aspetta il popolo viola storicamente esigente e certamente meno propenso a fare sconti rispetto ai tifosi di Frosinone e Sassuolo. Piazze diverse per storia e ambizioni ma unite da quel desiderio di urlare per un goal.

Reazioni nel fediverso

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