Qui comando io: più Sordi che Proietti

L’intervista rilasciata al Corriere della Sera in edicola oggi è un resoconto del Maldini uomo e dirigente. Il suo carattere, il suo approccio al lavoro e le sue idee su come intraprendere il percorso di ristrutturazione del calcio italiano.  Si parte dalla scelta di Malagò: <<…mi ha chiamato a Pasqua…>>, dai trascorsi al Milan e da un carattere molto spesso oggetto di chiacchiere e presunte certezze:<<…se un uomo cerca di far valere il proprio ruolo e di difendere le proprie mansioni è intransigente, allora io sono intransigente…>>. Successivamente si affronta la situazione che ha fatto crollare la fiducia di Maldini (e Leonardo); gli accordi iniziali con Malagò:<<…l’allenatore lo decidete voi e lo lo avallo…>> sono cambiati in occasione della scelta di Pirlo come commissario tecnico:<<…secondo me Pirlo non si può più prendere. Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole io decido il ct e voi avallate…>>. Nell’arco di qualche settimana la situazione precipita e non essendo:<<…attaccato alla poltrona…>> Maldini rassegna le dimissioni. La chiacchierata procede sul suo progetto che oltre alla scelta del CT (gli altri nomi oltre a Guardiola e Ancelotti sono stati De Rossi e Grosso ma impegnati con le loro rispettive squadre di club) prevedeva la ristrutturazione del movimento calcistico italiano partita dalla base:<<…siamo stati a Coverciano; è una macchina ferma. Ci sono tante persone che vorrebbero fare, ma non sanno cosa fare. Attendono un obiettivo, delle indicazioni…>>. C’è posto anche per i ricordi del suo Milan, quello di Berlusconi che oltre all’aspetto sportivo cercava di insegnare la cultura mediante l’insegnamento dell’inglese, della corretta alimentazione e della storia dello sport prima di concludere con un suo cruccio:<<…avevo assunto un impegno gravoso che nei giorni era diventato quasi un sogno: fare qualche cosa per le prossime generazioni per costruire un’Italia competitiva…>>.

Reazioni nel fediverso

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